Walter Braunfels
Die Vögel op. 30
Lyrisch-phantastisches Spiel in zwei Aufzügen
Walter Braunfels
Die Vögel op. 30
Lyrisch-phantastisches Spiel in zwei Aufzügen
- Formazione parto solista, coro misto e orchestra
- Compositore Walter Braunfels
- Edizione partiturina
- Casa Editrice Musikproduktion Höflich
- Numero d'ordine MPH2057
IVA inclusa,
Escluse le spese di spedizione
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Descrizione:
Opera lirico-fantastica in due atti su un libretto liberamente adattato dal compositore da Aristofane. Prefazione: Walter Braunfels appartiene a quel gruppo di compositori tedeschi che furono costretti all’"emigrazione interna" durante il Terzo Reich. Nel 1933, all’apice della sua carriera, con diverse opere di successo al suo attivo, fu destituito senza preavviso dalla carica di direttore della Musikhochschule di Colonia e ufficialmente inserito nella lista nera in tutto il Reich: le esecuzioni delle sue composizioni furono proibite e il suo nome fu cancellato dalle pubblicazioni. Di origini per metà ebraiche e apertamente ostile al nuovo regime, si ritirò dalla vita pubblica e si trasferì in campagna, dove lavorò in isolamento alle sue composizioni. Dopo la guerra, Konrad Adenauer lo reintegrò personalmente nella sua precedente carica a Colonia, dove contribuì alla ricostruzione della Musikhochschule prima di andare in pensione nel 1950. Lasciò in eredità un’ampia produzione musicale che spazia dalle brillanti opere comiche e dai brani orchestrali della sua giovinezza agli austeri e mistici oratori della sua vecchiaia (Braunfels era un devoto convertito al cattolicesimo). Oggi Braunfels è ricordato soprattutto per le sue opere, la maggior parte delle quali su libretti da lui stesso adattati da modelli letterari: *Die Vögel* da *Gli uccelli* di Aristofane (1920), *La principessa Brambilla* da E. T. A. Hoffmann (1908) e *Don Gil von den grünen Hosen* da Tirso de Molina (1924). Tra queste, *Die Vögel* è generalmente considerata il suo capolavoro. La sua lunga gestazione (1913-19) è dovuta alla prima guerra mondiale, durante la quale Braunfels prestò servizio sul fronte occidentale dopo essere stato arruolato nel 1915. Ferito in battaglia nel 1917, tornò nella sua città natale, Francoforte, si convertì al cattolicesimo e riprese la sua carriera musicale come pianista affermato. *Die Vögel* fu completata nel 1919 e rappresentata per la prima volta all’Opera di Monaco il 30 novembre 1920 con un cast stellare (Maria Ivogün, il soprano di coloratura preferito da Richard Strauss, interpretò *L’usignolo*, mentre il grande tenore Karl Erb interpretò *Hoffegut*).. Il direttore d’orchestra quella sera era nientemeno che Bruno Walter, il quale in età avanzata definì *Die Vögel* «la produzione più interessante del mio periodo a Monaco. … Coloro che hanno avuto il privilegio di ascoltare il canto di Karl Erb, espressione del desiderio umano, e la voce rassicurante di Maria Ivogün nei panni dell’usignolo dalla cima dell’albero, e coloro che sono stati rallegrati dalle scene grottesche dell’opera e commossi da quelle romantiche, ricorderanno sicuramente con gratitudine la poetica e ingegnosa trasformazione della commedia di Aristofane in un’opera» (Alfred Einstein, *Theme and Variations*, New York: Knopf, 1946, p. 236). Non meno entusiasta fu la recensione del principale critico tedesco dell’epoca, Alfred Einstein, che elevò immediatamente Braunfels, fino ad allora poco conosciuto, ai vertici dei compositori d’opera tedeschi: «Credo che il palcoscenico operistico tedesco non sia mai stato attraversato da una creazione artistica più assoluta di questa "opera lirico-fantastica tratta da Aristofane". Si tratta di uno dei documenti del movimento antinaturalista nell’opera che negli ultimi dieci anni ha sempre più conquistato i compositori. Tra i capisaldi di questo movimento vi sono l’equilibrio stilistico irreale dell’*Ariadne auf Naxos* [di Richard Strauss], il mondo fiabesco della *Die Frau ohne Schatten* [di Strauss] e forse gli elementi migliori delle opere di Schreker. Eppure l’opera di Braunfels appare apparentemente più soggettiva e – in un senso speciale e profondo del termine – più essenziale di tutte queste." (Münchener Kunstschau). *Die Vögel*, in breve, fu un trionfo assoluto. Solo a Monaco di Baviera fu rappresentata cinquanta volte e conquistò poi le principali capitali operistiche del mondo di lingua tedesca: Berlino, Vienna, Stoccarda, Colonia e molte altre. Insieme al *Te Deum* di Braunfels, anch’esso presentato in prima assoluta da Bruno Walter a Monaco, l’opera consacrò il compositore come figura di spicco della sua generazione. Ma con l’improvviso cambiamento di gusto dal postromanticismo alla Neue Sachlichkeit a metà degli anni Venti, Braunfels si ritrovò dalla parte sbagliata di una frattura estetica, e la sua musica cadde gradualmente in disgrazia. Se l’Opera di Monaco era riuscita a mettere in scena l’opera cinquanta volte nei primi due anni della sua esistenza, nel 1927 Wilhelm Altmann, lo statistico operistico della principale rivista musicale *Musik des Anbruch*, poté registrare solo due rappresentazioni in tutta la Germania («con grande rammarico», osservò Altmann, solitamente impassibile), e dal 1928 non vi furono più rappresentazioni. Con l’ascesa del nazismo nel 1933 la musica di Braunfels fu messa al bando in blocco e, dopo il 1945, egli si ritrovò nuovamente dalla parte sbagliata di una frattura estetica per aver rifiutato di abbracciare le nuove correnti d’avanguardia. La riscoperta di *Die Vögel* dovette attendere fino al 1971, quasi due decenni dopo la morte del compositore, quando ne fu messa in scena una produzione a Karlsruhe. Nel 1991 seguì a Brema una messa in scena inutilmente modernista, che rese ben poca giustizia all’utopia rarefatta che Braunfels cercò di creare a partire dalla satira a tratti larghi di Aristofane. La svolta postuma dell’opera arrivò finalmente nel 1996, quando fu registrata da Lothar Zagrosek per la serie Entartete Musik della Decca. Da allora *Die Vögel* è stata rappresentata sempre più frequentemente sui palcoscenici di tutto il mondo: al Grand Théâtre di Ginevra (2004, dir. Ulf Schirmer), al Teatro Lirico di Cagliari (2007, dir. Roberto Abbado), in un’esecuzione in forma di concerto alla Konzerthaus di Berlino con installazioni video (2009, dir. Lothar Zagrosek) e, più recentemente, in una produzione ben accolta, seppur un po’ appariscente, a Osnabrück (2014). La prima americana è stata presentata allo Spoleto Festival USA a Charleston, nella Carolina del Sud, sotto la direzione di Julius Rudel (2005), seguita quattro anni dopo da una messa in scena alla Los Angeles Opera diretta da James Conlon, che è stata pubblicata in DVD (2009). In breve, uno dei grandi capolavori del tardo romanticismo tedesco sta ritrovando il pubblico che lo aveva incantato nei primi anni ’20 e che oggi merita pienamente. Cast dei personaggi Goodhope, cittadino di una grande città - Tenore Trustyfriend, cittadino di una grande città - Basso alto Voce di Zeus - Baritono Prometeo - Baritono Upupa, un tempo umano, ora Re degli Uccelli - Baritono Usignolo - Soprano acuto Scricciolo - Soprano Primo tordo - Soprano basso Secondo tordo, Rondini I-III, Cince I-II - Sei soprani Torcicollo I-IV - Quattro tenori Piviere I-II - Due bassi Aquila - Basso Corvo - Basso: Fenicottero - Tenore: Quattro colombe - Quattro contralti: Tre cuculi - Tre bassi: Coro di silvie e altri uccelli, voci dei venti, voci del profumo dei fiori. Scena di balletto: Colomba maschio, colomba femmina, altri uccelli. Tempo e luogo: Entrambi indefiniti. Sinossi della trama Prologo: Appollaiata su un albero, l’Usignolo dà il benvenuto agli spettatori. Canta delle gioie e dei benefici della vita degli uccelli e prova pietà per gli esseri umani a causa della loro irrequietezza e delle loro preoccupazioni. Alla fine, tuttavia, ammette che anche lei anela a qualcosa di lontano, sconosciuto e irraggiungibile. Atto I, un paesaggio montuoso e roccioso: Trustyfriend e Goodhope sono alla ricerca del regno degli uccelli per trovare un luogo di dimora tranquillo. Vengono accolti dall’Upupa, il Re degli Uccelli. Trustyfriend escogita il piano di costruire una città nei cieli – Cloud Cuckoo Land – che permetta agli uccelli di assicurarsi il dominio su dei e uomini. Gli uccelli vengono convocati. All’inizio accolgono con ostilità gli uomini provenienti dalla grande città, ma alla fine si entusiasmano per il piano e si mettono subito al lavoro. Atto II, notte illuminata dalla luna in un boschetto di montagna: in un lungo dialogo lirico con l’Usignolo, Goodhope, un personaggio romantico e sognatore in contrasto con l’uomo d’azione Trustyfried, è commosso da una visione dell’Infinito. L’euforia gioiosa degli uccelli per la città ormai completata è coronata da una scena di balletto con due colombe, la prima coppia a trasferirsi nel Paese dei Cuckoo. Ma l’idillio viene turbato dall’entrata in scena di Prometeo, che li mette in guardia dall’ira di Zeus. Ignorando il suo avvertimento, gli uccelli dichiarano guerra agli dei. Tutto si conclude con la distruzione della città, costringendo gli uccelli a riconoscere l’inattaccabile grandezza di Zeus. Nel frattempo, i due uomini intraprendono il viaggio di ritorno. Trustyfriend, il più prosaico dei due, pensa alla sua stufa calda, mentre Goodhope è stato trasformato interiormente dalla sua esperienza romantica con l’Usignolo. Bradford Robinson, 2016