Dorothea Hofmann
Mittwinter
Sonata per flauto dolce contralto e clavicembalo (2010/2025)
Dorothea Hofmann
Mittwinter
Sonata per flauto dolce contralto e clavicembalo (2010/2025)
- Formazione flauto contralto e clavicembalo
- Compositore Dorothea Hofmann
- Edizione partitura e parti
- Casa Editrice Musikverlag Christoph Dohr
- Numero d'ordine DOHR31069
IVA inclusa,
Escluse le spese di spedizione
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Descrizione:
... Ehi! Tu, genio di quest’isola, ehi!
Tu che dormi sotto quelle colline di neve?
(John Dryden, Re Artù, Atto 3, Cupido)
Un motto tratto da una "semiopera" di Henry Purcell, nella cui scena forse più famosa: il dialogo tra Cupido e il "Cold Genius". Cupido risveglia il Cold Genius, il quale, riprendendosi «a malincuore e lentamente», all’inizio insiste nel voler rimanere nel suo gelo: «lasciami congelare di nuovo a morte». Ma Cupido insiste: «All’apparire dell’Amore, tutto il cielo si schiarisce» e lo convince: «Grande Amore, ora ti riconosco: tu sei il più antico degli dei» – e la scena si conclude in pieno spirito primaverile: «L’amore è stato creato per essere una benedizione e non un dolore». La sonata presenta un’impronta teatrale in tutto il suo svolgimento, come del resto ogni musica strumentale barocca; si avvale di alcune tecniche esecutive barocche, quali i trilli ecc., senza mai citare letteralmente il barocco, creando così un’intensa reinterpretazione strumentale di un tema antichissimo. (Dorothea Hofmann)
Tu che dormi sotto quelle colline di neve?
(John Dryden, Re Artù, Atto 3, Cupido)
Un motto tratto da una "semiopera" di Henry Purcell, nella cui scena forse più famosa: il dialogo tra Cupido e il "Cold Genius". Cupido risveglia il Cold Genius, il quale, riprendendosi «a malincuore e lentamente», all’inizio insiste nel voler rimanere nel suo gelo: «lasciami congelare di nuovo a morte». Ma Cupido insiste: «All’apparire dell’Amore, tutto il cielo si schiarisce» e lo convince: «Grande Amore, ora ti riconosco: tu sei il più antico degli dei» – e la scena si conclude in pieno spirito primaverile: «L’amore è stato creato per essere una benedizione e non un dolore». La sonata presenta un’impronta teatrale in tutto il suo svolgimento, come del resto ogni musica strumentale barocca; si avvale di alcune tecniche esecutive barocche, quali i trilli ecc., senza mai citare letteralmente il barocco, creando così un’intensa reinterpretazione strumentale di un tema antichissimo. (Dorothea Hofmann)