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Caroline Charrière
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  • Formazione quartetto d'archi
  • Compositore Caroline Charrière
  • Difficoltà
    (media)
  • Edizione partitura corale per scaricare
  • Casa Editrice Editions Bim
  • Numero d'ordine BIM-V115A-DL
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Descrizione:

  • Pubblicazione: 01.07.2024
  • Genere: Musica classica, Musica classica moderna
Questo brano, con il suo inaspettato accompagnamento da parte di un quartetto d'archi, è uno degli ultimi della compositrice. Con il quartetto Ophelia (2006), aveva acquisito la piena padronanza della scrittura per archi, che utilizza in modo privilegiato per esprimere l'immateriale, come ad esempio nella suite Le Temps per orchestra d'archi (2007). Non sorprende quindi che abbia utilizzato gli archi per accompagnare un brano intitolato Hope.
Speranza: la parola non compare nel poema di Mahmoud Darwich (1941-2008), considerato il poeta nazionale palestinese. La scelta di Caroline Charrière per questi versi e la scelta del titolo Hope si spiega senza dubbio con la ricerca del senso e del bene, che costituiscono il tessuto della sua vita e che appaiono in filigrana in questi versi.
L'esposizione, in sol maggiore, è fornita dal solo soprano. L'alterazione sulla penultima sillaba allontana la melodia dalla tonalità; il sollevamento e la sincope rendono il ritmo equivoco. Questa prima frase ricorda il canto gregoriano o le melodie dei salteri di Calvino e Lutero. Gli archi si uniscono dopo solo quattro battute, con un'ascesa bruciante del primo violino su tre ottave che dà alla musica una marcia in più. Poi il coro entra in perfetta sintonia, cantando la ballata del poeta magnanimo che condivide le preoccupazioni dei suoi nemici. Eppure, la Terra sembra molto stretta. La condivisione è la soluzione giusta? C'è davvero abbastanza spazio per uomini e dei su questa Terra? Il punto di svolta arriva alla battuta 46, con un accelerando degli archi su due battute, seguito dalla traduzione dell'indicazione 'Con anima' da parte della viola. Con un motivo veloce, regolare e ripetuto in sedicesimi, l'atmosfera cambia gradualmente nel corso di dieci battute, trascinando con sé le altre voci. I soprani si sono liberati dal verbo e cantano una gioiosa melodia su 'la-la-la', accompagnati dai contralti e dai tenori. Di nuovo un piccolo stacco tra le voci, di nuovo un dubbio, l'atmosfera si oscura momentaneamente. I versi vengono ripetuti ancora una volta, senza nominare gli dèi, per arrivare a una versione trascesa della poesia, piena di speranza: 'che condividono', condivisione espressa musicalmente da un unisono: un accordo perfetto in sol maggiore delle voci femminili, relativizzato dal canto in la bemolle maggiore delle voci maschili e dall'accordo in sol minore degli archi.
Quando la poesia di Darwichs si conclude apertamente, il compositore ritorna al verso iniziale per culminare in 'share': la condivisione come simbolo di un futuro comune, condizione per una legittima speranza. L'atmosfera è luminosa e serena. Gli dei sono scomparsi, ci lasciano la condivisione, leitmotiv del brano. Un accordo a sette voci esprime la potenza delle forze unite. In un taccuino del compositore del 1990, si legge:
Se tutti si danno la mano
Fa Dio.

Irène Minder-Jeanneret