I Quartetti per archi tardivi op. 127, 130-133, 135
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Jonathan Del Mar
I Quartetti per archi tardivi op. 127, 130-133, 135

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Descrizione:

  • Lingua: tedesco inglese
  • Pagine: 366
  • Pubblicazione: 01.08.2024
  • Dimensioni: 165 x 225 mm
  • Peso: 733 g
  • Categoria: Collezioni
  • Genere: Musica classica, Musica classica (epoca classica)
  • ISMN: 9790006203208
Il Quartetto per archi op. 127 segna l'inizio di una serie di cinque opere di questo genere, di cui Ludwig van Beethoven si occupò prevalentemente negli ultimi anni della sua vita e dopo diverse crisi personali e creative. A dare il via a questo periodo compositivo fu Nikolaus Prince Galitzin che, in qualità di "entusiasta amante della musica e grande ammiratore del vostro talento", nel 1822 aveva chiesto a Beethoven di scrivere nuovi quartetti per archi. Oltre all'op. 127 (1824), i quartetti op. 132 (1825) - "un'opera tremenda, tremendamente speciale nel movimento lirico e nell'indescrivibile ultimo" (Thomas Mann) - e op. 130 (1826), il cui punto culminante era originariamente la Grande Fuga op. 133, sono anch'esse dedicate al principe violoncellista. Tuttavia, alla prima esecuzione si rivelò un ostacolo a causa delle sue immense difficoltà, tanto che a Beethoven fu chiesto di scrivere un finale sostitutivo e di pubblicare il movimento finale separatamente e con un proprio numero d'opera, come "un'opera d'arte che si colloca al di fuori dell'ambito della normale [...] musica per quartetto" (Karl Holz, secondo violino del Quartetto Schuppanzigh). Il Quartetto per archi op. 131 (1826) era scaturito dalla penna di Beethoven quasi incidentalmente mentre lavorava ai tre Quartetti Galitzin - la sua inesauribile immaginazione e la sua traboccante ricchezza di idee quartettistiche hanno dato vita a un'opera formalmente estremamente insolita in sette movimenti con un primo movimento fugale che rivela il suo coinvolgimento con la "Clavicola ben temperata" di Bach. L'ultima grande opera completata da Beethoven fu l'op. 135 (1826); tra i quartetti tardivi, è quello con la concezione più classica - una "malinconica reminiscenza di un tempo più bello passato" (Adolph Bernhard Marx).