Caroline Charrière
La diction
Caroline Charrière
La diction
- Formazione coro femminile
- Compositore Caroline Charrière
-
Difficoltà
- Edizione partitura corale
- Casa Editrice Editions Bim
- Numero d'ordine BIM-V129
IVA inclusa,
Escluse le spese di spedizione
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Descrizione:
Chiunque abbia cantato in un coro conosce gli inevitabili e più o meno noiosi esercizi dell'inizio di una prova: il riscaldamento vocale. Caroline Charriere ha tratto una parodia da questa fase delle prove. C'è un po' di autoironia da parte della compositrice e dell'esperta direttrice del coro, ma anche un approccio umoristico a queste scale e torsioni che sono essenziali per il corretto posizionamento della mascella e degli zigomi. Diction è uno degli ultimi lavori di Caroline Charriere. Molto provata dalla salute, ha comunque mantenuto il suo senso dell'umorismo ed è con una nota divertente e divertita che ringrazia il Chœur de Jade 'per i bellissimi anni di musica condivisa'. Aveva fondato il gruppo vocale femminile nel 1991 e lo ha diretto fino agli ultimi mesi della sua vita, avendo sempre avuto a cuore di dimostrare che le possibilità musicali di questa formazione sono altrettanto ricche e varie di quelle del coro misto.
Questo brano, una vera e propria micro-opera che racconta le tensioni tra le aspettative del direttore e quelle dei coristi, che a volte arrivano stanchi alle prove del giovedì sera, è stato scritto su misura per i cantori del Chœur de Jade. Il brano combina abilmente parole e musica, con i cantanti che si trasformano nel corso del brano in tutti, 'strumentisti' che imitano l'organo a canne o addirittura solisti. Nello stesso spirito di Ds Ding (2011), Caroline Charrière gioca con le parole come con le note, sfruttando la musicalità di ogni sillaba. Il brano è popolato di riferimenti: introduzione in modalità fanfara, ritornello, primo assolo preso in prestito dalla canzone alcolica 'Quand je bois du vin clairet' che termina alla maniera della canzone russa Kalinka, intermezzo sul 'dos du dindon' (la schiena del tacchino) alla maniera di una bouffe d'opera del XVIII secolo, che sfocia nel motivo 'chachacha', un'allusione sia al gatto (chat) di Serge che alla danza degli anni Cinquanta, portando a una discussione aperta tra i membri del coro e il direttore... Caroline Charriere dedica naturalmente il brano al 'suo' Chœur de Jade, ma anche a 'coloro che pensano che un coro femminile sia serio o noioso!'.
Questo brano, una vera e propria micro-opera che racconta le tensioni tra le aspettative del direttore e quelle dei coristi, che a volte arrivano stanchi alle prove del giovedì sera, è stato scritto su misura per i cantori del Chœur de Jade. Il brano combina abilmente parole e musica, con i cantanti che si trasformano nel corso del brano in tutti, 'strumentisti' che imitano l'organo a canne o addirittura solisti. Nello stesso spirito di Ds Ding (2011), Caroline Charrière gioca con le parole come con le note, sfruttando la musicalità di ogni sillaba. Il brano è popolato di riferimenti: introduzione in modalità fanfara, ritornello, primo assolo preso in prestito dalla canzone alcolica 'Quand je bois du vin clairet' che termina alla maniera della canzone russa Kalinka, intermezzo sul 'dos du dindon' (la schiena del tacchino) alla maniera di una bouffe d'opera del XVIII secolo, che sfocia nel motivo 'chachacha', un'allusione sia al gatto (chat) di Serge che alla danza degli anni Cinquanta, portando a una discussione aperta tra i membri del coro e il direttore... Caroline Charriere dedica naturalmente il brano al 'suo' Chœur de Jade, ma anche a 'coloro che pensano che un coro femminile sia serio o noioso!'.