Chansons incas, op. 5
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Philippe Malhaire
Chansons incas, op. 5
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Philippe Malhaire
Chansons incas, op. 5

  • Formazione canto (voce acuta) e pianoforte
  • Compositore Philippe Malhaire
  • Edizione spartiti
  • Casa Editrice Symétrie
  • Numero d'ordine 9790231807752
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Descrizione:

  • Pagine: 19
  • Pubblicazione: 01.02.2016
  • Durata: 12:00
  • Dimensioni: 210 x 297 mm
  • Peso: 80 g
  • Opus: 5
  • Genere: Musica classica, Musica classica moderna
  • Accompagnamento: Pianoforte
  • ISMN: 9790231807752
Le Chansons Incas si inseriscono in una tradizione dell'"altrove" che estende il giro del mondo musicale intrapreso da Maurice Ravel (Chansons madécasses), Louis Aubert (Poèmes arabes), Maurice Delage (Poèmes hindous), Maurice Jaubert (Chants sahariens), fino a Philippe Hersant (Poèmes chinois). I poemi incaici che Philippe Malhaire ha individuato e musicato nel 2008, provengono da molto lontano: da una civiltà perduta, gli Inca del Perù precolombiano, da un popolo nascosto nelle alte montagne delle Ande, i cui bardi mantenevano una tradizione orale vivente.
Molti di questi poemi sono brevi, densi ed enigmatici. Sono affascinanti. Queste brevi figure agiscono sulla mente in modo simile ai mandala o ai koan, "cose" arbitrarie o situazioni paradossali il cui significato rimane in parte oscuro, ma che favoriscono la concentrazione, stimolano la meditazione e forse portano a un'improvvisa rivelazione, quella che i sostenitori del buddismo Zen chiamano l'illuminazione suprema. Su ognuno di essi si può indugiare all'infinito, in attesa di una trasformazione interiore o del passaggio a uno stadio superiore di conoscenza o di coscienza.
Molte caratteristiche rendono quest'opera originale e rara. Le canzoni sono più serie che impulsive, più capaci di commuovere che di intrattenere, infine più mistiche che divertenti. In quasi tutte queste canzoni si avverte lo sforzo di esprimere l'indicibile e di suggerire l'ineffabile. Meglio delle parole inutili, questa musica ci avvicina all'Essere, all'essenza delle cose. Da qui le formule musicali che vorticano lentamente e instancabilmente intorno a una realtà che le parole maldestre riescono a malapena a cogliere. Da qui le note indefinitamente ripetute attorno alle quali si tesse un delicato ricamo. Privilegio del poeta dei suoni rispetto al poeta delle parole.
Deliberatamente l'autore abbandona la tradizione musicale incaica basata sulla scala pentatonica e ricorre alla politonalità, un mezzo compositivo migliore di tutti per trascendere il misticismo di queste poesie. Nessun esotismo da strapazzo, nessun approccio mimetico, ma alla fine una sintesi del tutto singolare tra la musica "immaginata" o "fantasticata" e la Stimmung, cioè l'atmosfera che emana da una musica.
Philippe Malhaire è sensibile all'indicibile tristezza e alla languida malinconia di questi piccoli pezzi, tutti struggenti, strani e pesanti di una fatidica serietà. Non si può resistere all'ebbrezza e all'incantesimo creato da queste ripetizioni ossessionanti, da queste forme estetiche elaborate, al limite del manierismo, o da questi momenti di grande semplicità.
Jean-Marie Froissart