8 Petits Poèmes de Max Jacob
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Guy Sacre
8 Petits Poèmes de Max Jacob
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Guy Sacre
8 Petits Poèmes de Max Jacob

  • Formazione canto (voce media) e pianoforte
  • Compositore Guy Sacre
  • Edizione spartiti
  • Casa Editrice Symétrie
  • Numero d'ordine 9790231807882
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Descrizione:

  • Pagine: 17
  • Pubblicazione: 30.07.2020
  • Durata: 9:00
  • Dimensioni: 210 x 297 mm
  • Peso: 70 g
  • Genere: Musica classica, Musica classica moderna
  • Accompagnamento: Pianoforte
  • ISMN: 9790231807882
Chi ama Max Jacob (siamo rimasti in tanti di questi tempi?) esita quasi sempre tra questi due poli dell'ispirazione del poeta: il tragico e l'umoristico - e tanto più che, nella maggior parte delle sue opere, i due si avvicinano pericolosamente, minacciando di far saltare l'equilibrio di un universo già fragile di per sé e mal indirizzato. In musica, questo contrasto è più marcato che tra le Visions infernales di Sauguet e il Bal masqué di Poulenc. Per chi li ascolta in successione, l'identità dell'autore è un enigma insolubile, a meno che non si immagini che questo autore faccia ogni volta il suo trucco preferito: avanzare appunto "mascherato" e nel pezzo più consonante essere discordante senza preavviso. Ad un ascolto attento, Le Bal masqué, per quanto comico, non è meno ferito da schegge dolorose; e le Visions infernales (come i Pénitents en maillots roses), con tutta la serietà del Confiteor, non rifiutano lo scherzo, il sorriso, e nemmeno la malizia.<È perché non volevo separare uno di questi gemelli siamesi (il penitente e il clown) dall'altro che ho scelto di mettere in musica esili frammenti di prosa tratti dal famoso Cornet à dés. Dico "famoso" anche se la fama in questione si è dispersa con i venti cupi della nostra epoca. Ma questa raccolta ha segnato una pietra miliare e forse può ancora affascinare chi non ha rinunciato del tutto ai libri, alla scrittura o all'atto gratuito. Come molti haiku, questi otto testi sfiorano o sfiorano leggermente la realtà, lasciandoci in una qualità di stupore che vorrei chiamare "oracolare". Un mago (quello della quarta poesia?) ci apre un mondo in poche parole, che subito nasconde con finta indifferenza. Oggi mi stupisco di aver osato dedicare il tempo, per quanto fugace, di qualche canzone a quest'arte senza peso e senza pretese...
Guy Sacre
(traduzione: John Tyler Tuttle)