Guy Sacre
3 Épigrammes d'Henri de Régnier
Guy Sacre
3 Épigrammes d'Henri de Régnier
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Descrizione:
Non ci si deve sbagliare sulla parola épigramme (epigrafe): qui non designa la battuta vendicativa, il dardo lanciato con abilità. Régnier la usa nel suo senso più greco, più primitivo: un'"iscrizione" o, più semplicemente, una poesia in cui la brevità è la regola e in cui la battuta, per non trafiggere il nemico, deve rimanere a lungo "iscritta" nella memoria. Su temi banali come l'amore e la morte, la fuga del tempo o il potere del ricordo, questi tre basterebbero a vincere questa difficile sfida; ma è da tempo che nessuno legge più Régnier, colpevole di aver tirato fuori, fino al 1930, un mestiere imparato sotto Mac-Mahon. Non pretendo che l'aggiunta delle mie note possa ridargli molto lustro; ma questo importa poco ai veri amanti dei versi, o ai veri amanti di questo genere periglioso che è la canzone d'arte...
Se qualcuno mi avesse detto, quando avevo vent'anni, che un giorno avrei messo in musica Régnier, avrei protestato. Il poeta de Les Médailles d'argile e de Les Jeux rustiques et divins non entrava nel mio presuntuoso piccolo Parnaso portatile, i cui dei principali si chiamavano Mallarmé e Valéry. Curiosamente, è alla musica che devo la mia successiva frequentazione: Le Jardin mouillé di Roussel, uno dei vertici della mélodie francese, si è rivelato allo stesso tempo un vertice della nostra poesia. Confesso inoltre che, dopo aver scoperto gli Épigrammes e aver deciso di utilizzarli, ho represso una persistente diffidenza: la paura, in musica, dell'alessandrino, a cui, ahimè, si applica spesso una frase di Racine: "Sa croupe se recourbe en replis tortueux" (La sua groppa si curva in pieghe tortuose)... Ma no, ho trovato versi purissimi, senza peso e senza postura, e spero di averne conservato la commovente flessibilità, la meravigliosa duttilità.
(traduzione: John Tyler Tuttle)
Se qualcuno mi avesse detto, quando avevo vent'anni, che un giorno avrei messo in musica Régnier, avrei protestato. Il poeta de Les Médailles d'argile e de Les Jeux rustiques et divins non entrava nel mio presuntuoso piccolo Parnaso portatile, i cui dei principali si chiamavano Mallarmé e Valéry. Curiosamente, è alla musica che devo la mia successiva frequentazione: Le Jardin mouillé di Roussel, uno dei vertici della mélodie francese, si è rivelato allo stesso tempo un vertice della nostra poesia. Confesso inoltre che, dopo aver scoperto gli Épigrammes e aver deciso di utilizzarli, ho represso una persistente diffidenza: la paura, in musica, dell'alessandrino, a cui, ahimè, si applica spesso una frase di Racine: "Sa croupe se recourbe en replis tortueux" (La sua groppa si curva in pieghe tortuose)... Ma no, ho trovato versi purissimi, senza peso e senza postura, e spero di averne conservato la commovente flessibilità, la meravigliosa duttilità.
(traduzione: John Tyler Tuttle)