Guy Sacre
3 Poésies de Georges Schehadé
Guy Sacre
3 Poésies de Georges Schehadé
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Descrizione:
La mia simpatia per Schehadé risale a quando ero molto giovane. Una delle mie zie era la segretaria del poeta e, nel bozzolo di seta di quei lunghi pomeriggi in cui scriveva a macchina le chansonnettes della sua opera Les Violettes, le leggevamo insieme ad alta voce, lei con devozione, io balbettando come potevo. A volte, ricordo, recitavamo l'indice dei primi versi delle sue Poésies, e trovavamo la poesia risultante perfettamente degna delle altre, forse anche più gratuita, più ingenua, innocente come gli oracoli e per sempre impenetrabile.
Non voglio dire che questi pochi testi - formano solo un esile volume - siano insignificanti o insignificanti. Ma sono chiaramente oracolari; sotto un'apparenza di capricciosità, imprevedibilità, talvolta imperscrutabilità, impongono una verità disarmante, una semplicità infantile. Il bambino, inoltre, e l'infanzia sono il soggetto essenziale di questi brani; ho appena sottolineato la somiglianza di famiglia nelle "poésies" che ho scelto (Schehadé preferiva il termine antiquato, forse un po' provinciale, "poésies" a "poèmes"), che condividono tutte lo stesso tema.
D'abord derrière les roses il n'y a pas de singes: il y a un enfant- "Prima, dietro le rose non ci sono scimmie: c'è un bambino": sono le parole che aprono la raccolta di Schehadé e quelle che mi sono venute subito in mente quando sono arrivato a musicarne alcune. Probabilmente non avrebbero avuto lo stesso impatto se le parole successive non fossero state: qui a les yeux tourmentés ("con gli occhi tormentati"). Il tormento non è incompatibile con la felicità, e la prima di queste due serie di brani non vuole esprimere altro che la certezza di giorni felici, ahimè, passati per sempre. Se la seconda serie è più seria, quasi cupa, è perché unisce le immagini dell'esilio a quelle di un'infanzia beata, e dieci anni dopo - un'eternità! - la penna era impaurita come il cuore che d'ora in poi doveva contare incessantemente gli anni.
(traduzione Mary Pardoe)
Non voglio dire che questi pochi testi - formano solo un esile volume - siano insignificanti o insignificanti. Ma sono chiaramente oracolari; sotto un'apparenza di capricciosità, imprevedibilità, talvolta imperscrutabilità, impongono una verità disarmante, una semplicità infantile. Il bambino, inoltre, e l'infanzia sono il soggetto essenziale di questi brani; ho appena sottolineato la somiglianza di famiglia nelle "poésies" che ho scelto (Schehadé preferiva il termine antiquato, forse un po' provinciale, "poésies" a "poèmes"), che condividono tutte lo stesso tema.
D'abord derrière les roses il n'y a pas de singes: il y a un enfant- "Prima, dietro le rose non ci sono scimmie: c'è un bambino": sono le parole che aprono la raccolta di Schehadé e quelle che mi sono venute subito in mente quando sono arrivato a musicarne alcune. Probabilmente non avrebbero avuto lo stesso impatto se le parole successive non fossero state: qui a les yeux tourmentés ("con gli occhi tormentati"). Il tormento non è incompatibile con la felicità, e la prima di queste due serie di brani non vuole esprimere altro che la certezza di giorni felici, ahimè, passati per sempre. Se la seconda serie è più seria, quasi cupa, è perché unisce le immagini dell'esilio a quelle di un'infanzia beata, e dieci anni dopo - un'eternità! - la penna era impaurita come il cuore che d'ora in poi doveva contare incessantemente gli anni.
(traduzione Mary Pardoe)