Guy Sacre
2 Poésies, de Georges Schehadé
Guy Sacre
2 Poésies, de Georges Schehadé
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Descrizione:
Non ripeterò mai troppo spesso quanto il mio gusto per la poesia - un certo tipo di poesia - sia in debito con Georges Schehadé. Dopo un'infanzia tappezzata dagli alessandrini di Victor Hugo e un'adolescenza inizialmente idolatrata, come la maggior parte degli altri, da Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e Apollinaire, ho scoperto improvvisamente che una lingua liberata dal metro e dalla rima e liberata dal luccichio delle parole rare (che, con i seguaci di Mallarmé, spesso non sono altro che gioielli falsi), poteva cantare più in alto, più accuratamente e, senza temere la realtà, abbellirla continuamente. Il surreale è un'altra cosa: un mondo parallelo, creato attraverso misteriosi giochi di prestigio. Ci sono arrivato quasi contemporaneamente, giocando su versi volutamente precari, assemblaggi impossibili e pause sornione (anche se deliziose). No, Schehadé vuole solo farci ricordare, fino ai limiti della memoria, l'orlo salato del mare, il profumo inebriante del meleto, i sussurri della primavera e del fogliame. E se è abile nei collage, come chiunque altro, questo non prescinde mai dalle semplici leggi che governano l'universo. Quale universo? L'unico che conta, l'unico degno del nostro nascere e morire in esso, fatto di tenerezza e compassione, saggezza e umorismo: un mondo in cui i sorrisi e le lacrime sono reversibili, e in cui "il tempo è innocente delle cose".
Scusate questo lungo distico. Dopo le Cinq del 1976 e le Trois del 1987, che si riecheggiano a vicenda, queste "Due" canzoni potrebbero sembrare superflue. Le ho composte solo tre anni dopo la pubblicazione della raccolta da cui provengono - l'ultima di Schehadé - e il cui titolo non ricorda altri che lui: Le Nageur d'un seul amour (Il nuotatore di un amore unico). Sono testi seri, completamente appannati dagli addii. Vorrei che il lettore fosse sensibile a questa inequivocabile promessa di eternità: quella dell'infanzia, che la morte non fa che addormentare; e quella della poesia, che nell'aldilà continuerà a celebrare il miracolo dell'albero e dell'acqua...
(traduzione: John Tyler Tuttle)
Scusate questo lungo distico. Dopo le Cinq del 1976 e le Trois del 1987, che si riecheggiano a vicenda, queste "Due" canzoni potrebbero sembrare superflue. Le ho composte solo tre anni dopo la pubblicazione della raccolta da cui provengono - l'ultima di Schehadé - e il cui titolo non ricorda altri che lui: Le Nageur d'un seul amour (Il nuotatore di un amore unico). Sono testi seri, completamente appannati dagli addii. Vorrei che il lettore fosse sensibile a questa inequivocabile promessa di eternità: quella dell'infanzia, che la morte non fa che addormentare; e quella della poesia, che nell'aldilà continuerà a celebrare il miracolo dell'albero e dell'acqua...
(traduzione: John Tyler Tuttle)