Tieru
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Gabin Dabiré
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Descrizione:

  • Pubblicazione: 01.07.2002
  • Durata: 47:32
  • Peso: 100 g
  • Genere: Jazz
  • EAN: 750447328822
Al giorno d'oggi è piuttosto raro imbattersi in una registrazione capace di suscitare entusiasmo nel giro di pochi istanti. "Tieru", il terzo album del cantautore, cantante e polistrumentista originario del Burkina Faso Gabin Dabiré, è proprio una di queste perle. È quasi impossibile che questa produzione impieghi più di un minuto buono per conquistarvi; è proprio in quel momento che il batterista di fama mondiale Manu Katché entra nel primo brano, "Wo I Do", con il suo stile tipico e affascinante, unendosi alla voce scura e vellutata di Dabiré e aprendo la strada a una delizia musicale arrangiata con tale maestria da lasciare a bocca aperta, nel modo più piacevole possibile, anche l'ascoltatore più esigente ed esperto. Una tale qualità, ovviamente, non nasce dal nulla. Oltre a Manu Katché – e allo stesso Gabin Dabiré – in questo album si sono riuniti altri musicisti di prim'ordine, come ad esempio il "guitar hero" Dominic Miller (noto soprattutto per la sua collaborazione con artisti del calibro di Sting, Phil Collins, The Pretenders, Sheryl Crow, Bryan Adams, Melissa Etheridge, Level 42, World Party, Peter Gabriel, Manu Dibango, John McLaughlin, Vinnie Colaiuta, Steve Winwood, Kenny Kirkland, Talk Talk, ecc.) e la leggenda del basso Pino Palladino (Zucchero, Femi Kuti, Tears for Fears, B.B. King, Rod Stewart, Eric Clapton, Youssou N'Dour, Melissa Etheridge, Jeff Beck, Tina Turner, Phil Collins, Ola Adams, Peter Gabriel, MPeople, David Sanborn, Seal, Bryan Ferry, Eros Ramazzotti, Elton John, Chris De Burgh, ecc.). Inoltre, "Tieru" vede la partecipazione di Lokua Kanza, uno degli artisti africani di spicco, che da tempo si è conquistato lo status di superstar nella world music. Kanza non solo ha contribuito alla composizione di due brani, ma ha anche lasciato la sua impronta sonora sull'album in qualità di coproduttore. Questa breve panoramica sulla formazione farà drizzare le orecchie agli intenditori; e ogni minima aspettativa è ben giustificata, poiché tutti i musicisti presenti in "Tieru" si presentano al meglio delle loro capacità. Ora, riunire un cast di prim'ordine come quello in questione sarebbe una mera mossa vanitosa se le composizioni da eseguire non fossero all'altezza. Ma è abbastanza evidente che "Tieru" sia un vincitore sicuro anche sotto questo aspetto. I 10 brani scritti da Dabiré per questo album (in parte in collaborazione con i musicisti presenti) sono tanto accattivanti quanto variegati; la maggior parte di essi continua a risuonare nella mente per molto tempo dopo l'ascolto. Questa accattivante qualità complessiva potrebbe indurre qualche purista irriducibile a rimproverare a "Tieru" di suonare più vicino ai territori della musica pop che all'"autentico" patrimonio musicale del paese d'origine di Dabiré — o meglio, alla fiera tradizione dei "griot" o dei "jali" da cui proviene. Ciononostante, gli ascoltatori che apprezzano la musica che attraversa i generi, liberi da tali riflessioni troppo complesse, troveranno un'esperienza estremamente gratificante nella sintesi esemplare di elementi della cultura dell'Africa occidentale e del pop da studio brillantemente prodotto qui realizzata. A proposito: la profonda familiarità di Dabiré con i gusti musicali euro-americani si spiega con il fatto che nel 1975 ha trasferito la sua residenza permanente dal Burkina Faso a Gaiole, vicino a Firenze, in Italia. Di conseguenza, i suoi primi due album a proprio nome ("Afriki Djamana - Music from Burkina Faso" [ARNR 0494] e "Kontomé" [ARNR 1996]) dalla casa discografica AMIATA, anch'essa fiorentina – quest'ultimo, tra l'altro, di grande successo: Subito dopo l'uscita nel 1998, "Kontomé" è entrato di slancio nella classifica "World Music Charts Europe" (WMCE), riscuotendo in seguito grande consenso sia da parte della critica musicale che del pubblico. Ci permettiamo di azzardare la previsione che "Tieru" otterrà almeno lo stesso successo, se non addirittura spodesterà il celebre predecessore dal suo trono. Il terzo album di Gabin Dabiré ha tutte le carte in regola per rivelarsi il più forte della sua carriera fino ad oggi; e si può giustamente affermare che "Tieru" va annoverato tra le migliori uscite nel repertorio a cavallo tra musica africana e pop contemporaneo mai realizzate finora.
Parole chiave: Spartiti jazz